Ricevere Merce Cina

Può darsi che la merce sia prodotto di un nuovo modo di lavoro che pretenda di soddisfare un bisogno sopravvenuto di recente, o che debba provocare per la prima volta, di sua iniziativa, un bisogno.

Nel primo momento si fa incontro alla merce, come sua figura-valore, il denaro, il quale al di là, nella tasca altrui, possiede una dura realtà di cosa. Un possessore di merci vende merce esistente, l'altro compra come puro e semplice rappresentante di denaro o come rappresentante di denaro futuro. Inghilterra, s'illude di avere annullato ogni determinazione concettuale del valore con questo suo accenno alle variopinte espressioni relative dello stesso valore di merce. Nella frequente ripetizione del cambiamento di posto delle stesse monete non si rispecchia soltanto la serie di metamorfosi d'una singola merce, ma anche l'intrecciarsi, in genere, delle innumerevoli metamorfosi del mondo delle merci. Uno dei difetti principali dell'economia politica classica è che non le è mai riuscito di scoprire, partendo dall'analisi della merce e piú specificamente del valore della merce, quella forma del valore che ne fa, appunto, un valore di scambio.

Se si compara la massa dell'oro e dell'argento esistente nel mondo con la somma delle merci esistenti, è certo che si potrà confrontare ogni singola derrata o merce in particolare con una certa quantità della massa intera.

Quella identità contiene inoltre l'affermazione che il processo, quando riesce, costituisce un punto fermo, un periodo di vita della merce che può durare più o meno a lungo. Una cosa può essere utile e può essere prodotto di lavoro umano senza essere merce. Ma è cosa del tutto indifferente di qual genere sia questa seconda merce, abito, ferro, grano, ecc. Con ciò, il denaro trasporta la merce dalla mano del venditore in quella del compratore, allontanandosi contemporaneamente dalla mano del compratore per quella del venditore, per poi ricominciare lo stesso procedimento con un'altra merce. D'altra parte, l'oro funziona come misura di valore ideale soltanto perché si muove come merce denaro già nel processo di scambio.

L'uso delI'oro per grandi pagamenti implica di necessità anche il suo uso nel commercio al dettaglio; i possessori di monete d'oro le offrono per acquisti minori, e assieme alla merce acquistata, ricevono di ritorno il resto in argento; a questo modo il sovrappiù di argento, che altrimenti impaccerebbe il commerciante al dettaglio, gli viene sottratto e disperso Della circolazione generale.

Il ciclo percorso dalla serie di metamorfosi di ogni merce s'intreccia così inestricabilmente con i cicli d'altre merci. Ma il valore della merce rappresenta lavoro umano in astratto, dispendio di lavoro umano in generale. Questa forma generale di equivalente nasce e finisce col contatto sociale momentaneo che l'ha chiamata in vita, e tocca fuggevolmente e alternativamente a questa o a quella merce. Appunto per questo esso si rappresenta in un prodotto che è immediatamente scambiabile, con altra merce. L'oro è per lo più puro, ma in cambio disperso nel quarzo in minutissime quantità; quindi occorre macinare tutta la vena, ed ottenerne l'oro per lavaggio oppure estrarlo per mezzo del mercurio. Quindi il prezzo della merce è soltanto nome di denaro della quantità di lavoro sociale oggettivata in essa. La forma dispiegata del valore relativo, espressione del valore d'una merce in tutte le altre merci, imprime loro la forma di differenti equivalenti particolari. Per esempio la parola tedesca Wertsein esprime il fatto che il porre l'equazione della merce A con la merce B è l'espressione propria di valore della merce A, in maniera meno spiccata che il verbo romanzo valere, valer, valoir. Essa si presenta come quella duplicità che è, appena il suo valore possiede una forma fenomenica propria differente dalla sua forma naturale, quella del valore di scambio; e non possiede mai questa forma se considerata isolatamente, ma sempre e soltanto nel rapporto di valore o di scambio con una seconda merce, di genere differente. Si vende merce non per comprar merce, ma per sostituire forma di merce con forma di denaro. Quindi nel denaro non si vede di che stampo è la merce in esso trasformata. Con la trasformazione della grandezza di valore in prezzo, questo rapporto necessario si presenta come rapporto di scambio di una merce con la merce denaro esistente fuori di essa. Ma nell'espressione di valore della merce la cosa è stravolta. Con la possibilità di tener ferma la merce come valore di scambio, o il valore di scambio come merce, si sveglia la brama dell'oro. Il tessitore ha certo scambiato tela con Bibbia, merce propria con merce altrui.

Infatti, nei paesi dove entrambi i metalli sono misura legale di valore e quindi si è obbligati ad accettarli entrambi in pagamento, ma chiunque può pagare a sua discrezione in oro o in argento, il metallo che aumenta di valore porta un aggio, e, come ogni altra merce, misura il proprio prezzo nel metallo sopravvalutato, mentre soltanto quest'ultima serve come misura di valore.

Padri della Chiesa, quando dicevano che essa contraddiceva alla gráce éternelle, alla foi éternelle, alla volonté éternelle de Dieu? Cinica e livellatrice dalla nascita, la merce è quindi sempre pronta a fare scambio non solo dell'anima ma anche del corpo con qualunque altra merce, sia pur questa fornita di sgradevolezze ancor più di Maritorne. Così la forma naturale di questa merce diventa forma di equivalente socialmente valida. Per esprimere il valore della tela come coagulo di lavoro umano, esso deve essere espresso come una " oggettività " la quale, come cosa, sia differente dalla tela e, simultaneamente, le sia comune con altra merce.

D'altra parte, qui è esclusa direttamente ogni espressione comune di valore delle merci, poiché nell'espressione di valore di ciascuna merce tutte le altre merci appaiono ora di volta in volta solo nella forma di equivalenti.

La sua merce non ha per lui nessun valore d'uso immediato. A (la tela), esprimendo il proprio valore nel valore d'uso d'una merce B (l'abito) di genere differente, imprime a quest'ultima anche una peculiare forma di valore, quella dell'equivalente. L'opposizione interna fra valore d'uso e valore, rinchiusa nella merce, viene dunque rappresentata da una opposizione esterna, cioè dal rapporto fra due merci, nel quale la merce il cui valore dev'essere espresso, viene espressa immediatamente solo come valore d'uso, e invece l'altra merce, i n e u i viene espresso valore, conta immediatamente solo come valore di scambio. Questa quantità data di merce contiene una determinata quantità di lavoro umano.

Una volta giunta al luogo dove serve come valore d'uso, la merce cade dalla sfera dello scambio di merci nella sfera del consumo.

Difatti, non si può affatto scorgere a prima vista che la forma della scambiabilità immediata generale è una forma antitetica di merce, inseparabile dalla forma della scambiabilità non immediata, come la positività di un polo di magnete è inseparabile dalla negatività dell'altro polo. M-D; l'ultima metamorfosi d'una merce è quindi allo stesso tempo la prima metamorfosi di un'altra merce. La loro variazione di valore si scopre appena si confrontano con una terza merce il cui valore sia rimasto costante. Come eguale a tela, il valore di ogni merce non è ora soltanto distinto dal valore d'uso suo proprio, ma da ogni valore d'uso, e proprio perciò viene espresso come ciò che è comune a quella e a tutte le altre merci. Come la stessa merce percorre successivamente le due trasformazioni reciproche, e da merce diviene denaro, da denaro merce, così lo stesso possessore di merci cambia successivamente le parti di venditore e compratore. Il valore relativo di una merce può variare, benché il suo valore rimanga costante. Certo, se non riesce, non è alla merce che va male, ma al possessore della merce. Viceversa, nel processo D-M, il denaro può essere alienato come reale mezzo d'acquisto, e il prezzo della merce può così essere realizzato prima che il valore d'uso del denaro sia stato realizzato o prima che la merce sia stata ceduta. E’ cessata la comparsa simultanea degli equivalenti merce e denaro ai due poli del processo di vendita. La sua merce, venti braccia di tela, è definita nel prezzo.

Il compratore ha ricevuto realmente il valore d'uso della merce solo alla scadenza del periodo di affitto.

La merce sta sempre dalla parte del venditore, il denaro sempre dalla parte del compratore, come mezzo di compera. E' un portato delle qualità del corpo della merce e non esiste senza di esso. Smith scambia la determinazione del valore mediante la quantità di lavoro, spesa nella produzione della merce, con la determinazione dei valori delle merci mediante il valore del lavoro e di conseguenza cerca di dimostrare che identiche quantità di lavoro hanno sempre Io stesso valore. Di conseguenza per essi non esiste né valore né grandezza di valore della merce all'infuori dell'espressione data dal rapporto di scambio, cioè del bollettino dei prezzi correnti del giorno.

Smith e il Ricardo, essa tratta la forma di valore come qualcosa di assolutamente indifferente, o d'esterno alla natura della merce stessa.

A in una qualsiasi merce B distingue il valore della merce A soltanto dal suo proprio valore d'uso, e quindi pone la merce soltanto in un rapporto di scambio con un qualsiasi genere di merce singolo che sia differente da essa, invece di rappresentare la sua eguaglianza qualitativa e la sua proporzionalità quantitativa con tutte le altre merci.

Quel che s'è detto, parlando alla spiccia, all'inizio di questo capitolo, che la merce è valore d'uso e valore di scambio, è erroneo, a volersi esprimere con precisione. A sale relativamente a B, il valore di B scende relativamente ad A, s'era tolta di sotto i piedi la base sulla quale poggiava la sua gran proposizione che il valore di una merce è sempre determinato dalla quantità del lavoro in essa incorporata; poiché se una variazione nei costi di A non cambia soltanto il valore di A in rapporto a B, con il quale viene scambiato, ma cambia. La prima merce rappresenta una parte attiva, la seconda una parte passiva. Bibbia invece della tela, possiede invece della sua merce originaria un'altra merce dello stesso valore, ma di utilità differente. Altrimenti stanno le cose nel rapporto di valore d'una merce con l'altra. Lo conclude, in maniera indipendente, come esistenza assoluta del valore di scambio o merce universale. Invece la forma di merce e il rapporto di valore dei prodotti di lavoro nel quale essa si presenta non ha assolutamente nulla a che fare con la loro natura fisica e con le relazioni fra cosa e cosa che ne derivano. Il compratore ha la merce, il venditore ha il denaro, cioè una merce che conserva una forma atta alla circolazione, sia che essa riappaia presto sul mercato sia che vi riappaia più tardi.

A, riferendosi alla merce B come corpo di valore, come materializzazione di lavoro umano, fa del valore d'uso B materiale della sua propria espressione di valore.

Certo, la risposta è anticipata nel prezzo della merce, esponente della sua grandezza di valore.

Tuttavia, ricordiamoci che le merci posseggono oggettività di valore soltanto in quanto esse sono espressioni di una identica unità sociale, di lavoro umano, e che dunque la loro oggettività di valore è puramente sociale, e allora sarà ovvio che quest'ultima può presentarsi soltanto nel rapporto sociale fra merce e merce.

Gli imbrogli dello Herrenschwand si riducono tutti al dire che le contraddizioni derivanti dalla natura della merce e che quindi appaiono nella circolazione delle merci possono venire eliminate aumentando i mezzi di circolazione.

Il valore d'uso della merce è senza valore e il suo valore scompare dinanzi alla propria forma di valore.

Dunque quell'elemento comune che si manifesta nel rapporto di scambio o nel valore di scambio della merce, è il valore della merce stessa.

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